Gay & Bisex
Bianco Natale ... 2
15.12.2025 |
1.361 |
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"«Ti piace, vero? Ti piace che ti scopi un mezzo sconosciuto… ti piace sentirti usato…»
E aveva ragione..."
La stanza è calda adesso.Troppo.
L’aria sembra ferma, come se avesse deciso di non uscire più da lì.
Giò sente la pelle tirare, umida, sensibile ovunque. Il corpo non ha ancora capito se deve rallentare o continuare. Il battito è alto, irregolare. Nella testa non c’è una frase intera. Solo immagini spezzate: mani, bocca, peso, respiro addosso.
L’altro è vicino. Così vicino che non serve guardare. Basta sentire.
Il rumore dei vestiti che finiscono a terra è secco, definitivo.
Un colpo contro il tavolo.
Un respiro che diventa un suono che non si voleva far uscire.
Giò chiude gli occhi. Per un attimo pensa che sta superando un punto. Lo riconosce. E invece di fermarsi ci va contro.
Si spingono l’uno contro l’altro sul divano, persi nel desiderio bocca contro bocca, cazzo contro cazzo,
si intrecciano senza freni, corpi stretti, calore contro calore.
Giò si inginocchiò tra le gambe di Nicolas. L'uomo rise piano, soddisfatto. «Così ti voglio…»
Gli slip bagnati scivolarono via, lasciando il cazzo duro, teso, a pochi centimetri dal suo volto. Nicolas lo prese in mano e lo strinse, facendolo pulsare davanti alle labbra di Giò. «Apri la bocca.»
E Giò lo fece. Senza più resistenza, con una fame che non provava da anni. Lo prese dentro, prima piano, poi più a fondo, succhiando, leccando, facendosi riempire la gola da quell’erezione calda. Nicolas gemette subito, allargando le gambe, affondando le dita tra i suoi capelli. «Sì… succhiamela tutta, fammi godere la tua bocca di professore arrapato.»
Quelle parole sporche lo fecero gemere. Ogni insulto, ogni sfida, aumentava la sua eccitazione. Giò succhiava più forte, inghiottendo ogni centimetro, mentre Nicolas muoveva i fianchi con colpi brevi e decisi, come a scopargli la bocca.
«Dio, sì… guarda come mi prendi…» ansimava l'uomo, tirandolo a sé, guidandolo.
Giò gli accarezzava le cosce dure, la pelle pelosa che vibrava sotto le sue mani. Sentiva il pre-sperma colargli sulla lingua, denso e caldo, e lo ingoiava senza esitazione, come se fosse la cosa più naturale.
Nicolas rise ancora, un gemito sporco. «Non smettere… fammi vedere quanto ti piaccio… fammi vedere che sei mio.»
Giò lo prese più a fondo, fino a soffocare per un istante, gli occhi che lacrimavano. L'uomo gemette forte, spingendolo ancora, mentre il divano cigolava sotto i loro corpi. Il rumore del vento fuori sembrava lontano: c’era solo quel cazzo duro, quella bocca assetata, quel ritmo sporco e disperato.
Dopo un minuto che sembrava eterno, Nicolas lo tirò su per i capelli, costringendolo a guardarlo negli occhi. Il respiro dell'uomo era corto, il petto che si alzava e si abbassava a scatti. «Adesso voglio scoparti,» disse piano, con un sorriso feroce.
Giò ansimava, la bocca bagnata, le labbra gonfie. Non disse di no. Non poteva. Si voltò e si piegò sul divano, con le mani affondate nei cuscini. Nicolas lo guardò per un attimo, mordendosi il labbro. Poi si sputò sul cazzo, lo strofinò con la mano e, senza chiedere altro, lo spinse contro il suo buco già teso.
Il primo affondo fu violento, crudo. Giò gemette forte, quasi un grido, ma non si mosse. Lo prese tutto dentro, sentendo quel corpo maschio penetrarlo con forza, riempirlo, riaccenderlo. Nicolas gemeva dietro di lui, spingendo sempre più a fondo, le mani strette sui suoi fianchi.
«Dio, sì… sei stretto…» ansimava, aumentando il ritmo. Ogni colpo era più duro, più sporco, più violento. Giò sentiva il divano tremare, i cuscini scivolare, e ogni spinta gli strappava un gemito che non riusciva a trattenere.
Lìuomo rideva, godendo. «Ti piace, vero? Ti piace che ti scopi un mezzo sconosciuto… ti piace sentirti usato…»
E aveva ragione. Giò lo sentiva nel sangue, nel cazzo duro che sbatteva contro il divano, nel sudore che gli colava sulla schiena. Ogni parola sporca era una frustata che lo eccitava ancora,sempre di più...
Il silenzio dopo è quasi violento.
Rotto solo dal fiato che rientra a fatica nei polmoni.
Giò sente l’odore addosso. Non uno solo. Mescolato. Persistente. Sa che non se ne andrà subito. Forse non del tutto.
Apre gli occhi. Il soffitto è troppo normale per quello che è appena successo. C’è una macchia di umidità che non aveva notato prima. La guarda come se potesse spiegare qualcosa.
Nicolas si muove appena. Un gesto minimo. Un rumore della pelle contro il divano.
Non si guardano subito. È una regola non detta.
Quando finalmente gli sguardi si incontrano, non c’è tenerezza.
C’è esposizione.
Giò pensa: non lo dirò a nessuno.
E subito dopo: non lo dimenticherò.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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